Galileo Galilei
Pisa 1564 – Arcetri 1642
Abbandona gli studi in medicina a Pisa e va a studiare matematica a Firenze. Poi insegna matematica a Pisa e, dal 1592, a Padova, la cui università giovava di un clima vivace e libero. Si dedicò anche a studi umanistici
Nel 1609 costruisce un cannocchiale con cui osserva direttamente il cielo. (Non fu l'inventore del cannocchiale)
Nel 1610 viene assunto dal Granduca di Toscana come matematico e filosofo di corte. È un guadagno in termini finanziari, ma la Toscana è meno libera del Veneto.
Accusato di eresia (eliocentrismo e libertà di indagine scientifica rispetto alla religione), nel 1616 riceve l'ingiunzione di non professare la dottrina eliocentrica. Il cardinal Bellarmino gli suggerisce di presentare le sue ricerche come pure ipotesi matematiche (strumentalismo).
Nel 1623 pubblica Il saggiatore e nel 1632 il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano. Nel 1633 il Sant'Uffizio lo costringe all'abiura e agli arresti domiciliari nella sua villa di Arcetri.
La struttura matematica dell'universo
L'indagine della natura va condotta in maniera autonoma e con finalità esclusivamente scientifiche: vanno colte le leggi oggettive che regolano i fenomeni, cosa possibile perché il linguaggio della natura è la matematica.
→ non ne vanno colte le vestigia divine
→ non ne vanno colti i nessi (animistici, antropomorfi) tra micro e macrocosmo
Come in Bacone, anche in Galileo c'è una pars destruens (critica all'aristotelismo e alla teologia del tempo) e una pars costruens (esperienza e ragionamento come metodo).
La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto
Il metodo
Con Galileo nasce la scienza moderna.
La scienza si regge su “sensate esperienze e necessarie dimostrazioni”, ossia su un equilibrio tra esperienza e ragione con la mediazione della misurazione matematica e della verifica.
Osservazione ed esperimento sono spesso preceduti da ipotesi da sottoporre al controllo.
La matematica obbliga a trovare nei fenomeni delle grandezze misurabili (massa, velocità, tempo, ecc.) e cercare poi le leggi che le governano.
Seguire passivamente i sensi è inutile e spesso dannoso (v. geocentrismo).
La natura risponde a chi sa porle le domande nella sua lingua.
L'osservazione empirica è comunque essenziale: senza il cannocchiale Galileo non avrebbe scoperto l'imperfezione del mondo celeste.
Possiamo dire che con Galileo assistiamo alla nascita della scienza proprio come deciso "distaccamento" dalla filosofia.
Bilance, inerzia, relatività
La sperimentazione sistematica era una novità assoluta. Matematica e bilance divennero essenziali. La parola d'ordine era: misura tutto ciò che è possibile misurare e rendi misurabile ciò che non lo è.
La tecnica iniziava i suoi passi verso il dominio della natura.
Galileo fu il primo a formulare il principio di inerzia secondo cui un corpo rimane nel suo stato (quiete o moto) a meno che non intervengano forze esterne a modificarlo.
Relatività galileiana: in un sistema chiuso (quale è la Terra) non è possibile scoprire se si è in movimento oppure no a meno che non si abbiano riferimenti esterni. Esperimento mentale: la nave si muove e il suo movimento si trasmette a tutti gli oggetti che si trovano al suo interno e si conserva, sommandosi allo stesso modo con il movimento o lo stato di quiete, senza che questo determini alcuna variazione (→non esiste un sistema di riferimento assoluto →la Terra e l'uomo non sono più punto di riferimento centrale).
(non) Tentar l'essenza
La ricerca dei principi primi essenziali comporta una serie di problemi irrisolvibili: Il tentar l'essenza, l'ho per impresa non meno impossibile e per fatica non men vana nelle prossime sustanze elementari che nelle remotissime e celestia.
Galileo riprende le idee platonico-pitagoriche (cfr. Timeo di Platone) dicendo che il libro della natura è scritto in caratteri matematici, ma l'uso della matematica fa la differenza: per Galileo i rapporti tra le cose sono misurabili oggettivamente, per Platone (e la magia rinascimentale) ci sono simpatie per la cui conoscenza occorre una sapienza elevata e inoggettivabile.
Galileo riprende Democrito, che aveva detto che ci sono qualità che esistono per natura e altre per convenzione; la forma e la dimensione degli atomi per lui sono quantitative e oggettive, quelle che invece chiamiamo qualità (sapore, odore, colore) per lui sono l'effetto qualitativo sui nostri organi di senso di queste quantità: esistono solo per convenzione, come effetto soggettivo sui nostri sensi.
Anche Aristotele aveva indagato la gravità, ma sempre in termini qualitativi: si chiedeva che cos'è la gravità e rispondeva che è la tendenza dei corpi a raggiungere il loro luogo naturale. Galileo invece esamina la realtà e formula leggi scientifiche: non si occupa di che cosa sia la gravità (dice di non voler "tentare l'essenza"), ma come si comporta. Misura la caduta dei gravi cercando la legge matematica in base alla quale le cose cadono.
Fisica quantitativa
La svolta tra la scienza antica e quella moderna è data dal fatto che non si ricercano più le essenze (la qualità) e le relazioni “simpatiche” tra le cose, ma le quantità misurabili nei fenomeni. Dal che cos'è e al perché si passa al quanto e al come.
Tolte di mezzo la causa formale e finale restano la causa materiale e efficiente. Dal finalismo (e dall’animismo) si va verso il meccanicismo.
Galileo distingue tra qualità primarie (proprietà dell'oggetto: forma, estensione, movimento) e qualità secondarie (percepite dal soggetto e attribuite all'oggetto: colore, sapore, odore, ecc.) → è proprio l'analisi delle qualità primarie che porterà verso il meccanicismo.
NB: Per Galileo il meccanicismo è un metodo di indagine e non è del tutto lecito il passaggio dal meccanicismo metodologico al meccanicismo metafisico-ontologico (esistono solo le caratteristiche quantitative). Sarebbe vero il contrario: se sapessi che la realtà è costituita matematicamente, allora potrei dire che l'unico metodo per studiarla è la matematica (platonici e pitagorici la pensavano così). Comunque dalla scienza galileiana è derivata una metafisica meccanicistica

Galileo seppe che “un fiammingo aveva inventato un occhiale grazie al quale gli oggetti lontani sembravano vicini”. Il fiammingo era Zacharias Janssen o forse Hans Lippershey.
Nel 1609 Galileo costruisce il suo cannocchiale, che poi l'Accademia dei Lincei chiamò telescopio: “Presi un tubo di piombo lungo più di un metro e misi alle sue estremità due lenti, una concava e una convessa, ma ambedue piane dalla parte interna. Accostai poi l'occhio a quella concava e vidi gli oggetti ingrandirsi più di sessanta volte”.
Oltre a confermare la plausibilità dell'eliocentrismo, attraverso il cannocchiale Galileo scoprì che la Luna non era perfettamente liscia, le nebulose erano ammassi di stelle e non nubi, Giove aveva quattro satelliti (che chiamò Medicea sidera, cioè Stelle medicee, in onore del suo protettore), il Sole aveva macchie→ il mondo celeste era imperfetto: Aristotele aveva torto.
PS: Alcuni ecclesiastici nel Medioevo avevano visto con sospetto gli occhiali: Dio ci ha già dato gli occhi per vedere l'indispensabile, il resto andava visto con gli occhi della fede. Con il cannocchiale la preoccupazione non doveva essere molto diversa.
Il piano inclinato
Galileo attraverso il piano inclinato riuscì a determinare un valore dell'accelerazione di gravità (con approssimazione di poco inferiore al valore reale).
Altra importante scoperta fu la legge di conservazione dell'energia: Galileo notò infatti che il moto (in particolare la velocità) della sfera lungo il piano è indipendente dalla massa della sfera stessa. Probabilmente leggendario è l'esperimento della caduta dei gravi dalla torre di Pisa (tutti i corpi cadono con la stessa accelerazione, laddove sia trascurabile la resistenza opposta dal mezzo). Valido è l'esperimento mentale dei due suicidi.
Ragione e fede, dimostrazione e persuasione: la Scrittura non è un trattato d'astronomia
È noto che Galileo fu processato per aver diffuso la teoria eliocentrica, ma il vero nodo della polemica con la Chiesa cattolica è la libertà di pensiero, che Galileo difendeva contro ogni autorità. Secondo lui non spetta ad un tribunale stabilire se una teoria è vera o falsa, ma all'osservazione dei fatti. La ragione dunque deve essere al di sopra del principio di autorità
Fonte di conoscenza sono la Bibbia e la natura. La Bibbia è scritta da uomini ispirati da Dio mentre la natura è scritta direttamente da Dio. Entrambi sono fonte vera, ma Galileo afferma che lo Spirito Santo ci insegna “come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”.
Se si conosce la lingua in cui è scritto, il libro della natura è più facile da interpretare rispetto al libro scritto dagli uomini. E tale linguaggio è la matematica.
→ E’ come se Galileo stesse dicendo che la teologia non può più essere la regina delle scienze

Il primo processo
Nel 1614, dal pulpito di Santa Maria Novella a Firenze, il frate domenicano Tommaso Caccini accusa certi matematici moderni, e in particolare Galileo, di contraddire le Sacre Scritture: “Viri Galilaei, quid statis aspicientes in coelum?”. Caccini, nel 1615, denunciò Galileo al Santo Uffizio. Nel 1616 il papa ordinò al cardinale Bellarmino di convocare Galileo per fargli “abbandonare del tutto quella dottrina [eliocentrismo] e di non insegnarla, non difenderla e non trattarla”.
Dopo la morte di papa Gregorio XV, fu eletto Urbano VIII, amico e estimatore di Galileo, che approfittò per pubblicare Il saggiatore (con riferimento allo strumento di misurazione di precisione) in cui è contenuta anche la critica della fede nell'autorità. Risponde poi alla comune obiezione che se la Terra girasse un corpo non potrebbe cadere in perpendicolare. Galileo porta l'esperienza della nave: in essa -ferma o in movimento che sia- i moti dei corpi si verificano esattamente nello stesso modo, perché l'aria si muove in solido con la nave.
Nel 1632 pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo che, pur presentato come dialogo, simpatizza per il sistema copernicano. Il papa ordina di non far diffondere il libro e di sequestrare le copie in circolazione.

Il secondo processo e l'abiura
Nel 1633 l'Inquisizione romana sollecita quella fiorentina di notificare a Galileo l'ordine di comparire a Roma davanti al Commissario generale del Sant'Uffizio. Galileo, malato, parte per Roma in lettiga.
Nel primo interrogatorio gli si chiese conto del perché non avesse rispettato il divieto del 1616. Galileo rispose di non sapere di tale divieto e comunque di non aver insegnato la teoria copernicana. Nel secondo interrogatorio Galileo ammise che il Dialogo poteva essere inteso come un sostegno all'eliocentrismo. Nel terzo si scusò per la sua ambizione. Si dichiarò pronto a correggere i suoi errori. Per concludere il processo, l'Inquisizione doveva verificare la sincerità dell'affermazione di Galileo di “non tenere la dannata opinione” e nei successivi interrogatori gli mostrò gli strumenti di tortura. Il 22 giugno, nella sala capitolare del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, presente e inginocchiato Galileo, fu emessa la sentenza dei cardinali: imposta l'abiura e proibito il Dialogo, Galilei venne condannato al carcere (scontò 5 mesi ai domiciliari) e alla recita settimanale dei sette salmi penitenziali per tre anni.
La leggenda vuole che dopo la condanna, Galileo mormorasse: “Eppur si muove”, con riferimento al moto della Terra attorno al Sole.
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi
Galileo dà inizio alla scienza moderna: oggettività, quantità, misurazione matematica, osservazione, esperimento, verificabilità, comunicabilità
Consapevolezza epistemologica che l’indagine scientifica va condotta in modo autonomo.
Usa gli strumenti tecnici senza pregiudizi.
Dimostra la validità della teoria copernicana, enuncia le leggi del moto dei corpi, della caduta dei gravi, del moto uniforme e vario, del moto pendolare, la relatività galileiana, introduce il principio di inerzia. Scopre che gli astri hanno irregolarità, scopre le macchie solari, scopre le quattro lune di Giove.
Opera una sintesi tra induzione (sperimentale) e deduzione (guida della mente umana che non è tabula rasa). Ha legato esperienza e ragione, osservazione esatta dei fenomeni e elaborazione di ipotesi. Tutto ciò attraverso lo studio di fenomeni reali e con l'uso di appositi strumenti tecnici.
I discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta

Woolsthorpe-by-Colsterworth 1642 – Londra 1727
Matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo ed alchimista.
Uomo scorbutico, sgradevole, paranoico e litigioso, pare abbia riso una sola volta in vita sua quando uno studente gli chiese se valesse la pena di studiare gli Elementi di Euclide. L’unica relazione sentimentale della sua vita fu in adolescenza.
1687: Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (Principi matematici della filosofia naturale) comunemente chiamati Principia.
Insegna a Cambridge e, nel 1703, divenne presidente della Royal Society
Credeva nell'idea occulta dell'azione a distanza attraverso il vuoto: forse per questo sviluppò la sua teoria sulla gravitazione universale.
La natura e le leggi della natura giacevano nascoste nella notte; Dio disse: «Che Newton sia!», e luce fu.

Con poche leggi e pochi principi unifica tutte le scoperte della scienza: porta a compimento la fondazione della fisica moderna e risolve le questioni astronomiche lasciate insolute.
Inoltre scopre il calcolo infinitesimale
(Ma su questo, è aperta una questione con Leibniz, che lo scoprì contemporaneamente)
C’è un divino artefice, un grande matematico che ha dato al cosmo un ordine e interviene per mantenerlo.
Hypotheses non fingo
Il metodo newtoniano consisteva in due parti: un procedimento analitico (dagli effetti alle cause - induzione) e un procedimento sintetico (assumere le cause generali individuate come ragione dei fenomeni che ne derivano - deduzione).
A questi due procedimenti Newton applica quattro regole fondamentali, da lui così definite:
1. non dobbiamo ammettere spiegazioni superflue
2. a uguali fenomeni corrispondono uguali cause;
3. le qualità uguali di corpi diversi debbono essere ritenute universali di tutti i corpi;
4. proposizioni inferite per induzione in seguito a esperimenti, debbono essere considerate vere fino a prova contraria.
Questa ultima regola può essere ricollegata alla celebre affermazione di Newton “Non invento ipotesi” (hypotheses non fingo): si rifiuta qualsiasi spiegazione della natura che prescinda da una solida verifica sperimentale; non si assume alcuna ipotesi che non sia stata indotta da una rigida concatenazione di esperimenti e ragionamenti basati sulla relazione di causa e effetto→ prevalenza del metodo induttivo